Ecco la programmazione di oggi.
Martedì 23 luglio
- ore 17.00: Assemblea pubblica post-sgombero
- ore 19.00: Partecipazione al presidio NoTav in XXIV Maggio
- ore 21.00: Proiezione all’esterno del cinema del film L’odio – La Haine di Mathieu Kassovitz
Ecco la programmazione di oggi.
Martedì 23 luglio
Oggi, dopo un mese dall’apertura, l’ex cinema Maestoso è stato sgomberato. A Ri-Make – così abbiamo chiamato il nostro progetto – potevamo trovare uno spazio comune e condiviso, in un quartiere dove sono stati chiusi tutti i luoghi di socialità e cultura, dove non c’è una biblioteca nè una libreria nè un teatro e dove anche la piscina comunale sta per esser privatizzata. RiMake, invece, era aperto alla città, agli studenti e alle studentesse, ai lavoratori e alle lavoratrici, che lo costruivano insieme e insieme portavano avanti il progetto, lo ampliavano, facevano vivere uno spazio che per anni era stato inesistente. Il cinema Maestoso, infatti, è stato chiuso sei anni fa perché la proprietà non riusciva più a ricavarne sufficiente profitto e l’unica proposta è stata quella di abbatterlo per farne l’ennesima palazzina, l’ennesima speculazione, senza tenere minimamente conto delle esigenze,dei bisogni e dei desideri di chi questa città e questo quartiere invece lo vive.
Qui stava iniziando un’esperienza nuova, aperta a tutti e tutte, stavamo allestendo un’aula studio serale e domenicale, in una città dove di biblioteche aperte e liberamente frequentabili per tutte e la sera non ce n’è nemmeno una. Stavamo organizzando rassegne di film e di cortometraggi con i ragazzi della scuola civica, concerti, presentazioni di libri, i genitori delle scuole vicine stavano pensando un orto didattico per i bambini. Qui si trovava un collettivo di genere, mentre donne e lgbit hanno sempre meno spazi di libertà e autodeterminazione, a maggior ragione con l’inasprimento dell’austerity e la crisi del welfare. Anche Ri-Maflow, la fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio, aveva organizzato qui un punto di raccolta di materiale elettrico ed elettronico per portare avanti il suo progetto di recupero ecologico.
Oggi, però, Ri-Make è stato sgomberato, il terzo spazio di cultura e socialità sgomberato a Milano nell’arco di due mesi. Noi stiamo in strada, non ce ne andiamo. Non ci fermeremo se la polizia cercherà di impedirci di protestare, non ci fermeremo se il Comune continuerà a disinteressarsi della speculazione e della cementificazione selvaggia di questa città, mentre sepre più spazi sono lasciati vuoti o vengono chiusi in faccia alle persone che li vivevano.
Ri-Make non è chiuso, Ri-Make oggi è in strada ed è in presidio permanente.
Ci vediamo tutti all’assemblea delle 17.00.
La cultura non è di proprietà, #Rimake non si tocca.
L’elenco è lungo ma necessario. Dalla Grecia alle primavere arabe, all’indignazione spagnola, al movimento Occupy negli Usa passando per le lotte giovanili in Cile, in Canada, in Inghilterra, contro le politiche di austerità in Portogallo e in Israele, contro il regime di Putin in Russia fino alle iniziative di sciopero nelle fabbriche cinesi e indiane, e ancora le rivolte in Turchia e in Brasile: qualcosa sta succedendo. Una domanda di trasformazione continua a salire dal basso dei movimenti, da settori sociali diversi e da nuove generazioni.
I movimenti sono arrivati inattesi. Hanno chiesto e imposto democrazia e trasparenza. Hanno sostenuto l’auto-rappresentanza. Hanno creato nuovi linguaggi e nuovi immaginari. Hanno riscoperto riferimenti storici dimenticati, come la Comune di Parigi e la sperimentazione della democrazia radicale. Hanno privilegiato l’occupazione delle piazze per riappropriarsi di spazi comuni da trasformare, finalmente, in spazi pubblici. Hanno parlato al mondo, anche quando erano esigui, trasformando i social networks in strumenti di comunicazione orizzontale, bypassando le mediazioni organizzative tradizionali. Hanno creato cultura. Rinfocolato la speranza.
Certo, nessuno ha messo in crisi la crisi, nessuno ha fermato le politiche di austerità. Il problema dell’incontro tra il tempo lento dell’organizzazione e quello accelerato dell’evento resta irrisolto. La combinazione tra dimensione politica e sociale rimane incompiuta. Dentro questa ricerca vogliamo muovere i nostri passi trovando la risultante di una difficile equazione.
Le organizzazioni della sinistra radicale italiana sono al loro finale di partita. Parafrasando Beckett : “Finita, è finita, sta per finire, sta forse per finire”. I fatti sono noti. La sinistra è al minimo storico e si dibatte in una crisi senza idee. In Europa la crisi riguarda non solo le forze più riformiste, che sembrano risorgere alleandosi al social-liberismo, ma anche quelle più radicali e anticapitaliste. Lo “tsunami” recessivo sembra aver fatto tabula rasa di ipotesi politiche in parte vecchie e stantie, in parte inadeguate. I nuovi movimenti hanno mostrato le prime tracce di un percorso in fondo al quale disegnare una nuova sinistra a venire, in cui autorganizzazione e democrazia non siano negoziabili o sacrificabili sull’altare di un presunto realismo.
L’autorganizzazione ha un senso se si connette agli attuali percorsi di soggettivazione politica. Con tempi e forme dettati da una specifica composizione sociale e di classe, da indagare meglio, senza il rischio di ridursi a una palestra di democrazia diretta. Due sono le concezioni dell’autorganizzazione che mimano un’astrattezza paralizzante. La prima la colloca solo nei momenti alti della lotta di classe, quando si mette in gioco la legittimità del potere; l’altra, invece, la banalizza in una qualsiasi forma di aggregazione separata da partiti, sindacati, associazioni. Favorire la nascita e l’affermazione di strumenti per l’autorganizzazione richiede, invece, la capacità di leggere le situazioni di conflitto sotto la luce della soggettivazione di classe. Bisogna modificare i giochi di ruolo nelle strutture sindacali più o meno di base; vedere i movimenti dei settori di classe attiva oltre le storie e le tradizioni; cogliere i momenti di politicizzazione delle lotte studentesche; sperimentare forme di contropotere e socializzazione non dominata dalle merci. Favorire i salti improvvisi nell’accumulo di coscienza, sapendo viaggiare con bagagli leggeri ma essenziali.
Non esistono modelli né strumenti per tutte le stagioni. E’ su questo che si gioca il futuro: se la mancanza di modelli apre la strada a una serie di opportunità da sperimentare, non si deve sottovalutare la necessità di dare un’identità politica a tali sperimentazioni. Tuttavia l’identità non è data una volta per tutte, è un processo aperto che richiede posizionamenti, analisi e attivazione di conflitti.
Il capitalismo è un sistema in perenne trasformazione, che impone altrettanta capacità di cambiamento nelle forme di organizzazione, di socializzazione, di riappropriazione da parte di coloro che lo contestano e lo combattono. L’anticapitalismo non è un’astrazione ideologica ma una pratica che si nutre di idee e di uno sguardo sul mondo. Uno sguardo, una visione, delle idee da cui ripartire. Non rinunciamo a produrne e a scambiarle con altri e altre: per questo vogliamo dotarci di un sito e di una rivista.
Abbiamo una direzione di marcia: la costruzione di una rete, che si batta per un sistema e un potere alternativo. Una rete politico-sociale che produca conflitto e funzioni in modo radicalmente democratico, che sia aperta e propulsiva di sperimentazioni nel senso dell’autorganizzazione e dell’autogestione. L’autogestione conflittuale è un terreno da riempire di significati nuovi, cogliendone la storia, le potenzialità, i limiti e le illusioni, soprattutto dal versante del rapporto con il potere, con sperimentazioni “fuori mercato“. Un percorso che vive e muove dal conflitto di classe sui luoghi di lavoro, dalla socializzazione degli spazi, dal protagonismo dei migranti, dalla lotta contro l’austerità e il debito, dalle forme di comunicazione e delle “nuove” culture, dalla lotta contro le relazioni patriarcali ed eteronormative, dalla difesa dei beni comuni. E’ un movimento permanente, una rivolta in itinere che non si ritiene orfana ma si emancipa dal peso di un’eredità.
In questa chiave puntiamo a costruire, di nuovo, senza nostalgie e pentimenti. Puntando su una visione della democrazia diretta e radicale come valore fondante l’emancipazione; sull’autorganizzazione, sull’alternatività al capitalismo e la rottura con le sue regole e leggi come consapevolezza necessaria; sulla dimensione internazionale dei movimenti come spazio indispensabile alla loro efficacia.
Questo è il nostro intento, senza alcun diritto di primogenitura. Ed è per questo che invitiamo dal 20 al 22 settembre al confronto e alla partecipazione a Communia a Roma.
20-21-22 settembre Meeting nazionale a Communia. Idee e pratiche fuori mercato
Abbiamo riaperto un cinema storico di Milano, l’ex Maestoso. Questo spazio ora si chiama Ri-Make… ed è tutto un altro film.
Dal 18 giugno un luogo abbandonato al degrado dal 2007 ha ricominciato a vivere. Una proprietà assente continua a non dare segni di vita, mentre le porte dell’ex cinema si aprono per fare spazio alle attività e alle iniziative del quartiere e della città.
Come Ri-Maflow – la fabbrica recuperata a Trezzano sul Naviglio – come Communia – lo spazio restituito al quartiere San Lorenzo di Roma – e come molte altre esperienze nate in tutta Italia, Ri-Make tenta di mettere in pratica attività di mutuo soccorso ed autogestione, in un’ottica di cambiamento dell’esistente. Continuiamo a far vivere un’esperienza di autorganizzazione e riaggregazione sociale, aperta a tutte e tutti, senza aspettare né farci illusioni sulla permeabilità ai bisogni sociali delle istituzioni e della stessa proprietà. Hanno discusso di noi anche in Consiglio di Zona ed alcuni consiglieri hanno proposto di sollecitare un confronto con la proprietà, ma non ci fermeremo ad attendere.
Proiezioni gratuite di film, uno spazio per bambini e bambine e tanti altri progetti da costruire insieme, dalla ciclofficina al laboratorio teatrale, dall’aula studio notturna e domenicale all’orto didattico, questo è quello che stiamo facendo, lavorando anche per rendere migliore e più bello lo spazio. I collettivi che hanno dato vita a Ri-make, inoltre, continuano la loro attività dalle campagne contro il debito e le politiche di austerità alla solidarietà con i grandi movimenti sociali in Turchia, Grecia, Brasile, dalle lotte dei lavoratori a quelle di studenti e precari, dalle mobilitazioni contro il razzismo a quelle di donne ed lgbitq.
Qualcuno, poco importa chi, nella notte del 28 giugno ha bruciato lo striscione che avevamo appeso all’esterno. È stato un gesto provocatorio, ma privo di conseguenze, che ci ha motivato ancora di più.
Nel prossimo periodo, infatti, due percorsi già da tempo avviati a Milano si faranno spazio anche a Ri-Make: la grande mobilitazione contro l’Expo e le devastione urbanistiche, ambientali e sociali che porta con sé e OccupyEstate, una campagna contro gli sgomberi e gli sfratti che stanno colpendo la città.
Le iniziative, però, non si fermano certo qui…
Ecco un breve report dell’ultima assemblea pubblica!
-È difficile per i gruppi di lavoro che si sono formati (comunicazione, cinema, giardinaggio/abbellimento esterno) coordinarsi per trovarsi e darsi informazioni utili, conoscendosi poco e spesso non sapendo come contattare gli altri componenti in caso di bisogno. Per evitare, quindi, incontri andati a vuoto per mancanza di comunicazione o altro, verrà creata una sezione del blog in cui verrano presentati brevemente i tre gruppi, con un contatto utile per gruppo a cui scrivere per inserirsi e organizzarsi. Verrà poi esposto sotto al gazebo del bar un cartellone con i componenti e i contatti e i gruppi al loro interno sceglieranno se dotarsi anche di mailing list.
-La mailing list verrà trasformata in newsletter, in cui verrà inviato solo un resoconto settimanale con le informazioni sulla programmazione.
-Dato l’interesse di molti e molte, si vorrebbe proporre per settembre l’inizio di un percorso di approfondimento su ecologismo e ambientalismo, che passi dal consumo di suolo e dall’Expo alle problematiche di agricoltura e allevamenti intesivi.
All’assemblea di martedì prossimo si continuerà a discutere delle altre proposte, tra cui alcuni spunti del gruppo cinematografico per proposte di proiezioni e rassegne.