#UniVSExpo presenta: ExpoPolis

expoair

Martedì 11 febbraio alle 10.30, in contemporanea alla presentazione dell’anno accademico, ci si vede tutt* all’Università Statale di Milano (atrio piccolo). Per parlare di Expo e di che cos’è l’università oggi, attraverso ExpoPolis… di e con OffTopic!

Expo 2015 sta distruggendo i nostri territori, le nostre città, smantella servizi, flessibilizza contratti e ora prende possesso della nostra formazione, senza che nessun* possa dire nulla.

I rettori di Università degli Studi di Milano, Bocconi, Bicocca, IULM, San Raffaele, Cattolica e Politecnico hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comune per mettere a disposizione spazi, corsi, qualsiasi tipo di supporto a Expo.
Non è servito chiederci il permesso perchè questi sette, SETTE, rettori milanesi firmassero un accordo per costituire un “Comitato scientifico per Expo”, per legare a doppio filo le nostre università e il grande evento che le sta sconvolgendo.
Sono sempre meno le possibilità e gli spazi di autorganizzazione, autogestione, liberazione per chi vive l’università. Le esperienze di cultura dal basso continuano ad essere ostacolate e limitate, nessuno sembra volerne accogliere la richiesta. Gli atenei, intanto, non smettono di piegarsi a logiche di mercato e di messa a profitto, che colpiscono le vite di studenti, giovani, ricercatori, mentre la formazione universitaria è sempre più lontana dalla esigenze dei nostri territori e del tessuto sociale.

expopolis4

Possono volerci fuoricorso, sfruttati, precari, ma per Expo non ci avranno. Contro questo evento e qualsiasi altra manipolazione dei nostri corsi, della nostre facoltà, della nostra formazione, delle nostre vite, vogliamo aprire nelle università un percorso aperto a tutt*, che contrasti Expo e la sua speculazione.

AteneinRivolta – Milano

12 febbraio: a pranzo con Le Lucciole

Il collettivo femminista e lgbit “Le Lucciole” il 12 febbraio alle 12.30 si ritrova eccezionalmente all’Università Statale di Milano in via Festa del Perdono, per parlare con tutt* quell* che vorranno di sessualità, ruoli imposti e molto altro ancora…

Vieni a pranzo con noi, porta il tuo pasto e condividiamolo!

lucciole

Per info: lucciole@autistiche.org

Dai consultori alle facoltà: l’1 e 2 febbraio a Milano

 

the-vulva-puppets-by-dorrie-lane

 

Sempre più consultori pubblici vengono chiusi, in molte università non ci sono mai stati. I servizi vengono privatizzati, gli asili (scomparsi da tempo dalle facoltà) hanno sempre meno posti.

I centri MTS (per le malattie a trasmissione sessuale) sono stati demedicalizzati e strutture pubbliche specifiche per LGBIT (lesbiche, gay, bisex, intersex, trans) chi le ha mai viste?

I tagli alla sanità non hanno fatto altro che addossare alle famiglie un peso che finisce per ricadere sempre sulle donne, che così dalle famiglie non possono allontanarsi affatto, rinunciando spesso alla propria emancipazione ed autodeterminazione.

A questo aggiungiamo una legislazione a dir poco retrograda sulle TRA (tecniche di riproduzione assistita) e una legge dai molti limiti, la 194, che risulta ancora più insufficiente a causa dell’elevatissimo numero di medici obiettori di coscienza.

Tra i ginecologi la percentuale di obiettori in Lombardia è all’80%, mentre anche fra infermieri e anestesisti gli obiettori raggiungono il 50%, con una media nazionale che sfiora l’80%. In alcune regioni, tra cui il Molise, non è già più possibile abortire in strutture pubbliche.

Già, perché molti “obiettori” nelle cliniche private operano eccome. Forse perché un’operazione in clinica risulta molto più fruttuosa della prescrizione in ambulatorio di una pillola, la RU 486? Per non parlare del fatto che quasi tutti i giovani medici scelgono di obiettare, per non essere costretti ad una carriera senza prospettive…

Dovremmo stupirci allora, scoprendo che oggi in Italia molte, moltissime giovani ricorrono all’aborto clandestino? Senza garanzie, senza copertura sanitaria, rischiando a volte la vita.

Bè, c’è pur sempre il lavoro… precario, sempre più precario. La flessibilità lavorativa domina, soprattutto quando è declinata al femminile. Molt* di noi stanno lavorando come stagist* o tirocinanti (senza retribuzione) come prima esperienza lavorativa o per concludere il percorso di formazione. La genderizzazione degli impieghi aumenta, sia per le donne che per LGBIT, ed è sempre più difficile conciliare lavoro, famiglia e formazione. Si tratta di avere il diritto alla maternità come scelta che oggi ci viene negato. Da un lato vogliono decidere sui nostri corpi, obbligandoci a portare a termine la gravidanza e dall’altro l’assenza di condizioni lavorative stabili e lo smantellamento dei servizi ci preclude la possibilità di essere genitori.

I corsi a numero chiuso sono in continua crescita, spesso con obbligo di frequenza, le tasse di iscrizione aumentano (anche oltre i limiti previsti per legge) e le borse di studio invece diminuiscono o sono assegnate male, in un sistema pieno di idonei non vincitori e studentati che cadono a pezzi o vengono tenuti completamente sfitti.

Eppure di tutto questo nelle università non si parla. O meglio, si fa finta che non esista, quando invece è proprio da qui, dalla formazione, che questo stato di cose si ripete.

Le università ci fanno credere di essere neutre al genere, d’altra parte però continuano a mostrarci che no, non possiamo pretendere che la nostra posizione lavorativa non risenta della nostra identità, tanto meno possiamo pretendere di conciliare studio e lavoro. Ci preparano a diventare lavoratori e lavoratrici “flessibili” e “dispost* a tutto”, rendendo la nostra vita di studenti e studentesse altrettanto “flessibile” e “disposta a tutto”.

Bene, da questo vogliamo partire, dal basso, mettendo in discussione quello che (non) ci è stato insegnato. Un percorso aperto a tutt*, per iniziare da qui e continuare insieme…

1 febbraio h14.30

presidio sotto il consolato spagnolo

ritrovo in piazza Cavour – Milano

2 febbraio h18.00

Collettivo aperto con una studentessa catalana

Zona Risk, via Varchi, 3 – Milano

1 febbraio: Perchè io decido!

151303857-c0c88d1d-fc66-437d-968d-368531048e94“Perché io decido”
“Perquè jo decideixo”
“Perque eu decido”
“Porque yo decido”
“Par ce que je decide”
“Because it’s my choice”

In Spagna le donne si stanno mobilitando per impedire l’approvazione di un disegno di legge che rimette in discussione il loro diritto a diritto a decidere sul tema della maternità. La nuova legge abrogherebbe ovviamente la precedente riducendo quasi a nulla la possibilità di autodeterminazione. In caso di malformazione del feto, per esempio, l’aborto sarebbe possibile solo in caso di rischio concreto per la vita del nascituro.”

E’ un disegno di legge di natura fondamentalista che uccide il diritto di autodeterminazione della donna.

L’attacco alla legislazione sull’interruzione volontaria della gravidanza non é un fatto solo spagnolo perché riguarda l’Europa intera. Giova ricordare che i vari Movimenti per la vita, una lobby di natura integralista e sessista, che influenza non poco la politica europea, stanno raccogliendo firme (siamo giâ a 2 milioni!) su un testo che reclama l’abolizione delle leggi che permettono l’aborto.

La situazione in Italia non é molto diversa.

Ricordiamo che anche in Italia la legge 194 /78 sull’interruzione volontaria della gravidanza é continuamente messa in discussione (in particolare attraverso la strumentale gestione della pratica dell’obiezione di coscienza )da chi non si vuole rassegnare all’idea che le donne , sul loro corpo, hanno la prima e l’ultima parola.
Ribadiamo che grazie alla legge 194/78 le donne non muoiono piú di aborto clandestino e che il numero di aborti si é piú che dimezzato da quando la legge é in vigore.

Manifestiamo la nostra preoccupazione per i tagli al sistema sanitario operate dalle politiche di austeritá che distruggono lo Stato Sociale e cancellano il diritto alla salute.

Per questo saremo in piazza insieme alle donne spagnole per affermare il nostro diritto alla salute, all’autodeterminazione, alla vita!

Sarebbe auspicabile che il prossimo 8 marzo 2014 diventasse, su questi temi, una giornata di mobilitazione internazionale.

Donne nella crisi

—————————————————————

Ri Make, insieme a Donne nella crisi e a moltissim* altr* singol* e realtà, sarà presente sabato 1 febbraio dalle h 14.30 sotto il consolato spagnolo, in via Fatebenefratelli 26. Ritrovo in piazza Cavour

E voi?
L’evento Fb

Le università contro #EXPO

expo_airExpo 2015 sta distuggendo i nostri territori, le nostre città, smantella servizi, flessibilizza contratti e ora prende possesso della nostra formazione, senza che nessun* possa dire nulla.

I rettori di Università degli Studi di Milano, Bocconi, Bicocca, IULM, San Raffaele, Cattolica e Politecnico hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comune per mettere a disposizione spazi, corsi, qualsiasi tipo di supporto a Expo.
Non è servito chiederci il permesso perchè questi sette, SETTE, rettori milanesi firmassero un accordo per costituire un “Comitato scientifico per Expo”, per legare a doppio filo le nostre università e il grande evento che le sta sconvolgendo.
Sono sempre meno le possibilità e gli spazi di autorganizzazione, autogestione, liberazione per chi vive l’università. Le esperienze di cultura dal basso continuano ad essere ostacolate e limitate, nessuno sembra volerne accogliere la richiesta. Gli atenei, intanto, non smettono di piegarsi a logiche di mercato e di messa a profitto, che colpiscono le vite di studenti, giovani, ricercatori, mentre la formazione universitaria è sempre più lontana dalla esigenze dei nostri territori e del tessuto sociale.

Oggi, giovedì 23 gennaio, dalle 9.30 a Palazzo Reale accadrà esattamente questo: si ribadirà che le università non sono di chi le vive, ma feudi delle imprese, con la piena garanzia di chi governa questa città, questa regione e questo Paese.

Possono volerci fuoricorso, sfruttati, precari, ma per Expo non ci avranno. Contro questo evento e qualsiasi altra manipolazione dei nostri corsi, della nostre facoltà, della nostra formazione, delle nostre vite, vogliamo aprire nelle università un percorso aperto a tutt*, che contrasti Expo e la sua speculazione.
Ci vediamo nelle facoltà!

AteneinRivolta Milano